fiscalità
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08 maggio 2022

Niente sgravi fiscali per i trasferimenti a seguito dello scioglimento delle convivenze di fatto

Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 244 del 4 maggio 2022.

Non si applica, quindi, l’agevolazione prevista dall’art. 19, Legge n. 74/1987, che stabilisce che tutti gli atti, i documenti e i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché ai procedimenti anche esecutivi e cautelari diretti ad ottenere la corresponsione o la revisione degli assegni, sono esenti dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa.

L’esenzione può trovare applicazione anche agli accordi di negoziazione assistita in virtù della parificazione ex lege degli effetti dell’accordo ai provvedimenti giudiziali di separazione e di divorzio.

Con riferimento alla convivenza di fatto, occorre richiamare la legge 20 maggio 2016, n. 76 (cd. “Legge Cirinnà”), recante la “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, che non prevede e non regolamenta alcuna modalità di scioglimento del “rapporto di convivenza”, non prevedendo alcun procedimento o tutela giurisdizionale o paragiurisdizionale per porre rimedio ad un’eventuale crisi tra i conviventi stessi.

Posto che la ratio dell’esenzione di cui all’art. 19 è quella di agevolare l’accesso alla tutela giurisdizionale ai fini di consentire la risoluzione della crisi coniugale, tale esigenza non trova riscontro nel caso della convivenza di fatto, visto che gli atti e i documenti con cui i conviventi di fatto regolamentano i loro rapporti patrimoniali per la risoluzione di una crisi del loro legame non producono effetti equiparabili a quelli dei provvedimenti giudiziali di separazione e divorzio.

 

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